PETRONÀ, MORTA DANIELA ESPOSITO

Ennesimo caso di malasanita’?

La sua vita ancora troppo tenera  è rimasta sospesa a mezz’aria per lunghe ore, su di un sottilissimo filo, da cui si rischia di cadere, ora da una parte, ora dall’altra. E’ caduta dalla parte sbagliata, inattesa. Non ce l’ha fatta. Daniela Esposito, bimba di Petronà di soli 15 mesi, nata il 23 agosto del 2008, non c’è più. La clessidra ha già finito la sua poca sabbia e Daniela, piccola bimba dagli occhioni  grandi e dallo sguardo intelligente, si ferma qui.  Il triste antefatto è presto detto: Daniela piangeva con insistenza per la disperazione di mamma Monia e papà Orlando, lamentava forti dolori e non si capiva in quale parte del piccolo corpicino. Pare non sia l’influenza A, non è la meningite e non è una reazione al vaccino mai fatto. Fatto sta che gemeva da due giorni e chi le vuole bene non se n’è stato con le mani in mano, come se nulla fosse successo. Prima in guardia medica in paese nella serata di martedì, il giorno seguente dal pediatra sempre a Petronà. Solo palliativi. Non resta che il nosocomio “Pugliese” di Catanzaro. Che ora era? Primo pomeriggio di mercoledì scorso, ore 13,45 di due giorni fa. E qui nell’ospedale cittadino che succede qualcosa che non convince genitori, nonni e congiunti. La bimba, dopo l’accettazione in pronto soccorso e le analisi consuete, resta nel reparto di pediatria sino a quando la mamma, ottenuto il ricovero nel tardo pomeriggio,  si accorge nottetempo che la situazione sta prendendo una brutta piega, che si sta perdendo più tempo nel capire che nell’agire, che la lingua si trova dove non dovrebbe, che è il caso di chiamare  addirittura le forze dell’ordine in ospedale per denunciare l’eventuale noncuranza, il possibile caso di malasanità. Daniela muore tra le braccia della mamma. Non c’è cosa più brutta di chi sopravvive a una figlia esanime. E’ quasi l’alba, sono le tre di ieri mattina. C’è incredulità, c’è sgomento. Monia vuole gridare la sua disperazione, vuotare il sacco, dire che non si rassegna a quella dipartita dopo dodici ore di vana attesa tra le corsie dell’ospedale. E’ già difficile accettare la morte di una figlia, se poi  si crede che quella tragedia si poteva forse evitare allora il quadro assume tinte fosche.
La famiglia la pensa pure così, pensa che forse non sia stata una fatalità,  vuole sapere se è stato fatto ogni tentativo per salvarle la vita, si chiede se  con un po’ di celerità e attenzione  in più Daniela sarebbe ancora in mezzo a noi. Nonna Franca non usa giri di parole: “ Non vogliamo soldi, vogliamo la verità. Sentiamo in giro troppe maldicenze, anche dei nostri paesani. La verità è che mia nipote ha avuto tutte le attenzioni che meritava e  che poteva essere ancora qui tra noi a  giocare con il suo cagnolino preferito.”
E’ stato messo tutto nero su bianco dagli avvocati difensori in Questura, la Procura ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità dei medici, la cartella clinica è stata sequestrata, l’esame autoptico dirà tante cose. Ora però è il tempo del dolore.  Il dentifricio però quando esce dal tubo, non può più rientrare. Quando giunge la disgrazia, chiunque ne sia colpito, non v’è rimedio: bisogna tenersela. Daniela non torna più e con lei i familiari, i congiunti, i paesani, tutti sentono di aver perso qualcosa, tutti capiscono che si muore anche vivendo. Le scuole sono quasi deserte, la campane si fanno sentire con i suoi rintocchi funebri, arrivano anche le televisioni a caccia di storie già sentite in Calabria. Spuntano capannelli ovunque.
Tutti hanno una domanda da fare e pochi una risposta da dare: “ E’ l’ennesimo caso di malasanità ?”  
Ci sono articoli che noi non avremmo mai voluto scrivere e voi mai leggere, ma tant’è.

 

ENZO BUBBO