C’erano lì tanti sindaci della Presila: Mario Marchio di Cerva, Santino Bubbo di Petronà, Giuseppe Costantini di Andali, Pietro Raimondo di Zagarise accompagnato dall’Associazione “Insieme per amore”.
Tutti si sono detti pronti ad accantonare i campanilismi per fare insieme politiche sociali, per non girarsi dall’altra parte dinanzi al disagio psichico.
Ha preso parte all’incontro anche il parroco don Giorgio Rigoni e come sempre non suole svincolare: “ Vedo le nuove generazioni disturbate, inquiete, incapaci di ascoltare. Vorrei sapere da chi sa come bisogna comportarsi.”
Tante domande, pertinenti risposte.
Diversi oratori, tutti molto preparati.
La sa lunga il psicologo del Centro salute mentale di Catanzaro lido Michelangelo Nisticò: “ Le nostre cartelle cliniche sono purtroppo in aumento. Nevrosi o psicosi, c’è differenza, hanno cause biologiche, psicologiche e sociali. Esistono 400 patologie sociali. Si fa presto a passare dal benessere al disagio, dal disturbo alla malattia.”
Non ha tediato nessuno il responsabile del progetto “Rete sociale per la salute mentale”, indicando senza orpelli la panacea per allontanare il fuoco dalla paglia: “ Bisogna accettarsi per come si è, ma viviamo in un mondo dove vengono ammalate anche le idee, è un mondo che schiaccia e che ci fa indossare maschere di simulazione. E si nega anche la malattia. Famiglia e rete sociale sono importanti per il recupero dell’ammalato.”
L’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro era rappresentata dal dottor Aldo Pizzuti che ha auspicato “maggiori risorse nel campo della sanità per promuovere i piani di zona dove ognuno a qualcosa, ma dove tutti non possono avere tutto.”
Tra i relatori c’era Sandro Tagliamonte. Anche il direttore del dipartimento salute mentale dell’Asp di Catanzaro è persuaso del fatto che ogni tanto il medico deve uscire dall’ambulatorio per fare prevenzione tra la gente: “ Non facciamo solo parole, ma fatti. Un primo traguardo è stato tagliato: fare formazione sul territorio con una partecipazione dal basso. Ora bisogna fare psichiatria di comunità per promuovere politiche di inclusione sociale con la creazione di centri diurni capaci di riabilitare e risocializzare.”Morale: nella presila catanzarese il malato mentale non è considerato un appestato da cui scappare, ma una persona che può rinsavire, ritrovando quanto ha smarrito.