Grispelle |
|
La tradizione cervese vuole che le “grispelle” vengano preparate nel periodo che va dall'8 dicembre (Immacolata) al 6 gennaio (Epifania). Con l'approssimarsi del Natale si procedeva, e procede ancora, a preparare le fritture. |
|
![]() |
Esse hanno carattere benaugurale. E' festa, specie per i piccoli.Alcune famiglie colgono l'occasione per riunirsi fra parenti più intimi e cenare insieme, mangiando, e “grispelle” A sera, su d'uno scoppiettante fuoco la padrona di casa pone la padella colma d'olio e, quando il liquido ha raggiunto la gradazione necessaria, arrotola, con perizia, piccoli pezzi di pasta lievitata, tirandoli dalla madia, nella quale è stata impastata, ore prima, e ve li immerge. Tutt'attorno alla pasta ribolle l'olio. Con uno spiedo, si rigirano e “grispelle”, per far sì che friggano dalle due parti; a cottura avvenuta galleggiano sull'olio; chi li infilza con lo spiedo le ripone in un colapasta, per farne sgocciolare l'olio. La prima "grispella" non si mangia perché ha assorbito l’olio. Prima di iniziare a friggere la padrona di casa segna la croce sull'olio, come aveva avuto l'accortezza di fare sulla farina posta tra la pasta messa a lievitare ed i panni, che la coprono per mantenerla calda e favorirne la buona lievitazione. |
Il lievito, un tempo, si passava di casa in casa, per averlo sempre fresco. Nel portarlo fuori, però, si adottavano delle precauzioni. Ad esempio se il lievito veniva portato fuori dopo il tramonto, sul piatto che lo conteneva si poneva un candido tovagliolo e sopra la corona del rosario, ad evitare che gli spiriti, circolanti in assenza del sole, lo avessero reso privo del potere della lievitazione. Ma, torniamo alle fritture. Durante la friggitura si raccomanda di non bere acqua: - Si dissiccà l'ùogliu! - precisano gli anziani, ammantando, al solito, di alone magico la reale preoccupazione. Se, per caso, finisse dell'acqua nella padella, provocherebbe, infatti, lo scoppiettio dell'olio bollente, con conseguenze immaginabili. Un tempo, c'era chi prendeva in parola l'avvertimento e beveva solo vino, ma lontano dal fuoco e, quindi, dall'olio bollente. Una volta sgocciolate, e "grispelle", ancora calde, vengono messe in un grande piatto fondo (coppa). Le si porta in tavola ed è subito un allungar di mani, mangiare e lodarne la bontà, evidenziando la perizia dell'esperta massaia. Parte delle “grispelle” si mandava e si manda alle famiglie vicine e a quelle in lutto e, quindi, impossibilitate a "mintire"a frissura", secondo le regole dell'osservanza del detto stato: il farlo - essendo le fritture motivo di allegria - recherebe offesa al morto. Chi le riceveva ringraziava. Il piatto, nel quale si riponevano le fritture veniva coperto con un tovagliolo, nella credenza che quanto usciva fuori dopo il calar del sole potesse esser preda degli spiriti. Un tempo, e “grispelle” non consumate venivano preparate nei modi seguenti: |
|